
CAMPOBASSO – La proposta di legge di iniziativa dei Consiglieri regionali A. Salvatore, V. Facciolla, M. Fanelli, R. Gravina, A. Primiani e dei cittadini molisani che ne saranno sottoscrittori su “Introduzione dell’insegnamento scolastico dell’educazione all’empatia alla gestione dei sentimenti e (solo per gli adolescenti) alla affettività ed alla sessualità” da presentare alla Camera dei deputati sarà illustrata sabato mattina in Consiglio regionale.
Il dispositivo legislativo, che si compone di 11 articoli, intende promuovere il benessere psicologico dei bambini e dei ragazzi e dare risposta all’emergenza in atto, riconoscendo come la Scuola, in raccordo con le altre Agenzie educative, può rappresentare il vero presidio contro l’esclusione sociale, le discriminazioni, le prevaricazioni, le violenze di ogni tipo.
La relazione introduttiva del Pdl nei dettagli mette in evidenza:
1. Tutela e promozione del benessere psicologico di bambini e ragazzi
La promozione del benessere mentale dei bambini e delle bambine, dei ragazzi e delle ragazze è un obiettivo di fondamentale importanza, che non può prescindere dalle modalità di interazione con il contesto familiare e sociale e che può essere raggiunto solo attraverso un approccio multifattoriale e interdisciplinare.
Garantire il benessere psicologico di bambini e ragazzi, d’altra parte, ha implicazioni significative sia per il loro sviluppo individuale che per quello collettivo degli ambienti che frequentano.
La tutela e la promozione della salute mentale e del benessere psicologico dei minori di età è priorità normativa a livello internazionale (si vedano la Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, adottata a New York il 20 novembre 1989 e ratificata in Italia con la legge 27 maggio 1991, n. 176 e l’Agenda 2030) ed europeo (si veda il Regolamento 24 marzo 2021, 2021/522, che istituisce il Programma UE
per la salute “EU4Health”), con la previsione di risorse a ciò specificamente dedicate.
Quanto alla normativa italiana, sono molteplici le azioni e gli interventi previsti nel nostro ordinamento a tutela e per la promozione del benessere psico-sociale di bambini e ragazzi, ma, fino ad oggi, il legislatore nazionale non ha inteso prevedere, diversamente da quanto accade in altri Paesi europei, il coinvolgimento diretto e strutturato delle Scuole, attraverso l’introduzione di specifici programmi e percorsi educativi, affidati a docenti con particolari competenze tecniche e finalizzati a promuovere da un lato il benessere psicologico ed emotivo di bambini ed adolescenti, grazie allo sviluppo dell’autostima e della abilità di coping, dall’altro la positiva ed equilibrata interazione con i coetanei, favorendo l’empatia e la socializzazione, contro ogni forma di pregiudizio, di stigma, di discriminazione e violenza.
2. Il ruolo della Scuola
Se è vero che la Scuola, nel suo complesso, è tenuta a generare effetti educativi di benessere personale e relazionale e, dunque, lavora già quotidianamente in tale direzione, grazie alle attività didattiche già esistenti, alle relazioni tra insegnanti e studenti ed a quelle tra gli studenti, alla collaborazione con le famiglie e con le altre agenzie educative, è ormai chiaro che tutto questo, purtroppo, non basta: la cronaca quotidiana racconta di difficoltà personali e/o relazionali che i bambini ed i ragazzi non riescono ad affrontare da soli e per le quali, spesso, non chiedono aiuto e supporto. Tali difficoltà sfociano sempre più di frequente in forme di disagio che, nei casi più gravi, si manifestano attraverso l’autoisolamento, gesti di
autolesionismo o di intemperanza verso gli altri, oppure determinano emarginazione e, sempre più spesso, discriminazioni e violenze, che hanno come modelli negativi, fonte di emulazione, quelli patologici e disfunzionali messi in atto dagli adulti e diffusi da canali comunicativi difficilmente controllabili e sempre più accessibili ai minori di ogni età. Ciò vale, con gli effetti che sono sotto gli occhi di tutti, anche per le discriminazioni e le violenze legate al genere, che, anziché regredire, ormai trovano precocemente diffusione. Rispetto a tale quadro, la notizia dell’approvazione -in Commissione Cultura ed Istruzione della Camera- di un emendamento al Disegno di Legge Valditara (“Disposizioni in materia di consenso informato in ambito scolastico” – Atto Camera n. 2423), che estende il divieto di attività didattiche e progettuali sui temi del benessere psico-fisico, della educazione all’empatia, all’affettività ed alla sessualità anche alle scuole secondarie di primo grado, ha destato sgomento e preoccupazione: si compie una scelta di tale natura proprio mentre aumentano gli episodi di grave disagio psicologico e di bullismo e cyber-bullismo, si moltiplicano i casi di violenza di genere e di femminicidi, perpetrati anche da giovanissimi, e tornano a fare paura i numeri relativi alle malattie sessualmente trasmissibili (HIV compreso) e alle gravidanze precoci. Escludere l’educazione all’empatia ed alla gestione dei sentimenti (utile per combattere il disagio psicologico, l’isolamento sociale ed i fenomeni del bullismo e del cyber-bullismo) anche nelle scuole medie
non è pensabile per una comunità, quella del nostro Paese, che chiede, invece, a gran voce di promuovere il benessere psico-fisico di bambini ed adolescenti e di fermare la violenza, sempre più agita da giovanissimi, e la mattanza delle ragazze e delle donne.
Oltretutto, secondo i dati diffusi da Save the children, il 91% dei genitori ritiene utile l’introduzione di questi percorsi obbligatori a scuola, perché sta maturando tra i cittadini la consapevolezza della generalizzata e fisiologica impreparazione delle famiglie (anche di quelle che pensano di esserne in grado) ad entrare da sole nelle complesse dinamiche psicologiche e relazionali di bambini ed adolescenti. I temi della autostima, dell’empatia, della gestione dei sentimenti, della affettività e, per gli adolescenti, della sessualità in alcuni casi vengono affrontati correttamente in ambito familiare, in altri non vengono affrontati, in altri ancora vengono trattati replicando idee, schemi e modelli disfunzionali, che attingono a quella mentalità ed a quegli
stereotipi che sono il terreno fertile su cui si è alimentata nei secoli il culto della forza e la “cultura” della sopraffazione, che, rispetto alle questioni di genere, viene declinata come possesso dell’uomo nei confronti delle donne.
La Scuola e le scuole, di ogni ordine e grado, grazie anche alla loro collaborazione ed interazione con tutte le altre agenzie educative e sempre in raccordo con le famiglie -sulla base di un’alleanza educativa capace di promuovere autonomia, rispetto e consapevolezza del sé e dell’altro-, rappresentano la grande opportunità
per veicolare capillarmente (tramite il lavoro di figure appositamente formate, interne ed esterne) informazioni e messaggi corretti, scientificamente fondati, con il linguaggio più adatto, ai ragazzi di ogni età. Grazie alla Scuola, sulla base del Patto educativo con le famiglie, ed in collaborazione con la rete territoriale, si può promuovere il benessere psico-fisico di bambini e adolescenti ed evitare che si isolino e/o che le loro modalità di relazionarsi agli altri e la loro educazione sentimentale sia condizionata e pregiudicata da stimoli ed esempi pericolosi e fuorvianti: in tal senso, sono allarmanti ed inquietanti anche i dati della fruizione, da
parte di ragazzi e ragazze sempre più giovani, di piattaforme online e di siti, anche pornografici, di ogni tipo, i cui contenuti spesso violenti vengono presentati come normali e naturali.
Introdurre in tutti gli Istituti scolastici, in maniera strutturale e strutturata, l’insegnamento dell’Educazione all’empatia, alla gestione dei sentimenti, alla affettività e, per gli adolescenti, anche alla sessualità, attraverso programmi e progetti gestiti e realizzati da personale docente appositamente formato ed esperto dell’età evolutiva, anche con il supporto esterno di medici e psicologi, è l’unica possibilità per promuovere al meglio il benessere psicologico e psico-sociale di bambini e ragazzi, per debellare in radice la violenza nelle relazioni umane, per fornire alle ragazze ed ai ragazze di ogni età gli strumenti per tutelare la propria salute, fisica e mentale, e per instaurare con gli altri relazioni basate sul rispetto reciproco e sull’empatia, con la consapevolezza di cosa sia funzionale e benefico e di cosa, invece, sia disfunzionale e patologico.
3. Discriminazioni e violenze legate a questioni di genere
Il benessere psico-sociale di ragazze e ragazzi in età adolescenziale e delle comunità in cui interagiscono non può prescindere, poi, da una profonda rivoluzione culturale, non più rinviabile: occorre estirpare la convinzione che sia normale instaurare relazioni umane basate sullo squilibrio, sulla forza, sulla prepotenza ed occorre cancellare l’idea patriarcale (ed inaccettabile) che un uomo abbia diritto di decidere del destino di una donna (e, spesso, di quello dei figli) e che la sua volontà debba prevalere a prescindere. Occorre sradicare gli stereotipi di genere che condizionano, spesso anche inconsciamente, i pensieri, le parole e le azioni di ognuno di noi, a prescindere dall’età, dalla nazionalità, dall’estrazione sociale, dal livello di istruzione. Occorre la presa di coscienza che nessuno è indenne da condizionamenti culturali che hanno tutti come minimo comune denominatore la convinzione, coltivata nei millenni (e assorbita dall’inconscio collettivo che domina a tutte le latitudini ed in tutte le epoche storiche), per cui la vita e le aspirazioni di una
bambina, di una ragazza, di una donna valgono comunque meno di quella di un uomo (che sia un familiare, un compagno, un fidanzato, un amico, un collega di lavoro, un perfetto estraneo). Basta guardare al linguaggio usato ed ai concetti espressi nei confronti delle donne, anche da chi delle parole fa il proprio strumento di “lavoro” (politici, sindacalisti, magistrati, avvocati, insegnati, giornalisti ecc.), per comprendere come il “registro” del pregiudizio e degli stereotipi di genere, su cui vengono calibrati termini ed idee inopportune -se non, addirittura, inaccettabili-, non risparmi in realtà nessuno, o quasi.
4. Conclusioni
Abbiamo bisogno tutti (donne e uomini) di interventi di supporto e di rivoluzione culturale precoci (prima che si formi e si strutturi la personalità e la emotività di ogni individuo), ispirati ai valori costituzionali, qualificati e capillari, possibili, dunque, nelle scuole, Istituzioni che nascono ed esistono proprio per fornire strumenti di comprensione dell’esistente e possibilità ai bambini ed ai ragazzi, indipendentemente dal loro contesto familiare, e che hanno come finalità proprio lo sviluppo della loro identità, delle loro competenze empatiche ed emozionali, del loro arricchimento umano, da cui dipende la loro formazione alla cittadinanza
responsabile e solidale.
Ogni altra risposta, pensata per curare il disagio psicologico, quando ormai si è radicato, o per affrontare gli effetti del “dopo-violenza”, che di per sé rappresenta già testimonianza del fallimento del percorso socio-educativo e che non consentirà di recuperare ciò che irrimediabilmente è compromesso o distrutto, è solo una goccia, nel mare di sofferenza e di violenza, che ci si para davanti ogni giorno. Così come pensare di lavorare solo sull’inasprimento delle pene, che pure è importante ma che, come è evidente, nei reati di violenza (di genere, ma non solo) non rappresenta un deterrente efficace, significa combattere una battaglia persa in partenza.
Le vittime di discriminazioni, di prevaricazioni, di soprusi e di violenza devono essere tutelate ed i responsabili resi inoffensivi, ma l’azione dello Stato deve essere necessariamente efficace a monte, impedendo che i germi della violenza e della sopraffazione possano attecchire precocemente, nella mente e nelle azioni. Non si può più aspettare. L’emergenza impone di agire subito: occorre intraprendere un
percorso legislativo che consenta la strutturazione, nelle scuole di ogni ordine e grado, di percorsi di educazione all’empatia, alla sana gestione dei sentimenti e, per gli adolescenti, all’affettività ed alla sessualità, che promuovano il benessere psico sociale e relazionale di bambini e ragazzi. In gioco non c’è solo la qualità della vita delle nostre comunità e delle future generazioni, ma anche la vita e l’incolumità di tantissime persone e, tra loro, di tantissime donne, di ogni età.
5. La struttura della PDL
Questa Proposta di legge, che si compone dei seguenti 11 articoli, intende promuovere il benessere psicologico dei bambini e dei ragazzi e dare risposta all’emergenza in atto, riconoscendo come la Scuola, in raccordo con le altre Agenzie educative, può rappresentare il vero presidio contro l’esclusione sociale, le
discriminazioni, le prevaricazioni, le violenze di ogni tipo.
L’art 1 è dedicato ai principi ispiratori della PDL.
L’art. 2 disciplina l’istituzione dell’insegnamento dell’Educazione all’empatia ed alla gestione dei sentimenti e, per le scuole del secondo ciclo di istruzione, alla affettività ed alla sessualità.
L’art. 3 prevede la creazione di corsi di laurea con indirizzi dedicati.
L’art. 4 riguarda i programmi e Linee guida per l’insegnamento dell’educazione all’empatia, alla gestione dei sentimenti ed alla affettività e sessualità.
L’art. 5 prevede il rafforzamento della collaborazione tra scuole e famiglie, anche attraverso l’integrazione del Patto educativo di corresponsabilità.
L’art. 6 sancisce l’obbligo di formazione per tutto il corpo docente.
L’art. 7 prevede l’applicazione del Codice di autoregolamentazione POLITE.
L’art. 8 prevede la creazione di un Tavolo Interistituzionale regionale per l’Educazione all’Empatia.
L’art. 9 sancisce l’onere, per il Ministro dell Istruzione e del Merito, di relazionare alle Camere sull’attuazione della legge.
L’art. 10 contiene la clausola di salvaguardia per le regioni a statuto speciale e le province autonome.
L’art.11 riguarda la copertura finanziaria.
© RIPRODUZIONE RISERVATA













