
VENAFRO – Un’esplosione di colori, memoria e identità ha preso forma sulle pareti dell’Istituto Omnicomprensivo “Antonio Giordano” di Venafro. È il “Murale della città”, opera collettiva realizzata dagli studenti e dalle studentesse sotto la guida della professoressa di Storia dell’Arte Enza Diaco, e presentata ufficialmente sabato scorso in occasione del primo Open Day dell’anno scolastico.
All’inaugurazione, accolta da una folta partecipazione di cittadini, erano presenti il sindaco Alfredo Ricci e l’assessore all’Istruzione Antonella Cernera. «Il murale realizzato dagli studenti – ha dichiarato il primo cittadino – non fa altro che arricchire ancora di più l’immenso patrimonio artistico della nostra città. È un vero e proprio manifesto artistico che deve inorgoglire tutti noi venafrani».
L’opera, frutto del progetto “Arte, la Scuola che cambia”, riproduce in chiave pop art alcuni dei simboli più rappresentativi del patrimonio storico e culturale di Venafro: dalla Palazzina Liberty alla “Venere” di Venafro, dal Castello Pandone alla Cattedrale, fino alle Mura ciclopiche. Un viaggio visivo che celebra il legame profondo tra scuola e territorio, da sempre cifra distintiva dell’Istituto “Giordano”.
«Siamo contenti – ha aggiunto Ricci – di poter rilanciare una forma di collaborazione con la scuola. Pensiamo di realizzare altri murales, lasciando ai ragazzi la scelta dei temi, magari su edifici pubblici in fase di ristrutturazione o costruzione. È un’idea nata proprio questa sera, su cui vogliamo lavorare».
Il dirigente scolastico Marcello D’Ambrosa ha sottolineato l’importanza del progetto come strumento educativo e culturale, capace di stimolare nei giovani una riflessione profonda sul valore della bellezza e dell’identità collettiva. Un pensiero condiviso anche dalla professoressa Diaco e dalle studentesse protagoniste dell’opera, che hanno voluto chiudere il percorso con una citazione di Dostoevskij: “La bellezza salverà il mondo”, trasformata in una domanda aperta, un invito a interrogarsi su quale bellezza possa davvero salvare il nostro tempo, segnato da crisi, guerre e smarrimento.
Il “Murale della città” non è solo un’opera d’arte: è un gesto di appartenenza, un ponte tra generazioni, un segno tangibile di come la scuola possa essere motore di cultura e cittadinanza attiva. Un esempio da seguire, da custodire e – perché no – da replicare.
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