
POZZILLI – L’I.R.C.C.S. Neuromed di Pozzilli ha ospitato la professoressa Chiara Zuccato, farmacologa dell’Università degli Studi di Milano e dell’Istituto Nazionale di Genetica Molecolare “Romeo ed Enrica Invernizzi”, per un seminario dedicato alla malattia di Huntington.
L’incontro, dal titolo “Il ruolo di ADAM10 nella regolazione della connettività cortico-striatale nella malattia di Huntington”, ha rappresentato un importante momento di confronto e di consolidamento della collaborazione scientifica tra il gruppo della docente milanese e il Laboratorio di Neurofarmacologia del Neuromed.
Comprendere come si alterano i circuiti cerebrali nella malattia di Huntington è fondamentale per individuare nuove strategie terapeutiche. “Stiamo collaborando per studiare i circuiti maggiormente danneggiati – ha spiegato Zuccato – e per validare nuovi bersagli per lo sviluppo di farmaci neuroprotettivi. La ricerca di base è essenziale per arrivare a trattamenti innovativi”.
La collaborazione ha permesso negli anni di integrare competenze diverse, dallo studio dei meccanismi molecolari alla sperimentazione di nuovi approcci terapeutici. Durante la visita sono state avviate attività congiunte dedicate alle alterazioni delle sinapsi, strutture chiave nella comunicazione tra neuroni. “Ci stiamo concentrando sulle sinapsi – ha sottolineato Vittorio Maglione, del Laboratorio di Neurogenetica e Malattie Rare – per capire quali alterazioni siano responsabili della disfunzione dei circuiti nervosi e individuare nuovi bersagli terapeutici”.
Un aspetto cruciale riguarda l’identificazione delle proteine colpite dalla patologia. “Vogliamo capire quali proteine siano particolarmente coinvolte – ha aggiunto Raffaele Iennaco, ricercatore dell’Università di Milano – per sviluppare farmaci capaci di intervenire su questi meccanismi e contrastare la progressione della malattia”.
La malattia di Huntington è una patologia rara di origine genetica che colpisce progressivamente il sistema nervoso. In questo contesto, la collaborazione tra gruppi di ricerca con competenze complementari è fondamentale. “Le collaborazioni scientifiche accelerano la ricerca e offrono nuove prospettive di cura – ha commentato Alba Di Pardo, del Laboratorio di Neurogenetica e Malattie Rare – i pazienti e le famiglie devono sapere che la scienza va avanti e che i ricercatori lavorano insieme per trasformare le conoscenze in nuove opportunità terapeutiche”.
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