Neuromed svela le basi anatomiche dell’evoluzione del linguaggio

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POZZILLI – Un nuovo studio coordinato dall’IRCCS Neuromed di Pozzilli, pubblicato su Nature Communications, ha individuato come una particolare rete cerebrale, il frontal aslant tract, si sia riorganizzata nella specie umana per sostenere il linguaggio complesso.

La ricerca, condotta in collaborazione con l’Università di Chieti-Pescara e altri centri internazionali, mostra che questa connessione è divisa in due parti: una posteriore, comune a tutti i primati e legata alla comunicazione non verbale, e una anteriore, sviluppata nell’uomo, deputata all’organizzazione dei suoni vocali in parole e frasi.

“Questa ricerca – spiega il professor Marco Catani – è stata possibile grazie allo sviluppo di tecniche di risonanza magnetica avanzate che permettono di visualizzare le connessioni cerebrali e confrontarle tra specie diverse”. Le stesse metodologie sono state applicate anche a pazienti affetti da afasia primaria progressiva, una malattia neurodegenerativa che porta alla perdita della capacità di parlare e comprendere le parole. L’analisi ha evidenziato come le alterazioni della parte posteriore del frontal aslant tract siano correlate a difficoltà nella produzione di parole, mentre la degenerazione della parte anteriore comporti problemi nella costruzione di frasi grammaticalmente corrette.

Secondo il dottor Salvatore Citro, primo autore dello studio, “questi risultati aiutano a capire perché i disturbi del linguaggio non si presentano tutti allo stesso modo. Anche quando è coinvolta la stessa rete cerebrale, il tipo di difficoltà varia in base alla porzione interessata”. Un approccio che potrà orientare in futuro interventi riabilitativi più mirati e personalizzati.

I risultati sono stati presentati alla XV edizione del Festival di Filosofia e Scienza di Foligno e al meeting annuale dell’American Academy of Neurology a Chicago. Per questo lavoro, Salvatore Citro ha ricevuto il riconoscimento di Global Ambassador dell’American Academy of Neurology.

“Il linguaggio umano – conclude Catani – non è nato da una struttura cerebrale completamente nuova, ma da una riorganizzazione di circuiti già presenti nei primati, che nel corso dell’evoluzione hanno acquisito nuove funzioni”.

Con questa scoperta, Neuromed conferma il proprio ruolo di riferimento internazionale nella ricerca sulle malattie neurologiche e nella comprensione dei meccanismi che rendono unico il linguaggio umano.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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