CAMPOBASSO – La Fondazione Giovanni Paolo II ribadisce con convinzione il proprio impegno a “proseguire nel programma di rilancio delle attività assistenziali e degli investimenti, reso possibile anche dalle condizioni di sostanziale equilibrio economico raggiunte grazie alla dedizione del personale e agli importanti sforzi compiuti negli anni recenti dalla Fondazione e dall’Università Cattolica del Sacro Cuore; ciò allo scopo di dare continuità, con il contributo scientifico dell’Ateneo, ad una tradizione di servizio ai cittadini che, dal Molise e da altre Regioni, sempre più numerosi si rivolgono all’ospedale, ai quali si vuole continuare a garantire le prestazioni sanitarie di alta specializzazione, essenziali per la realtà locale, e la particolare attenzione alla persona che contraddistinguono la missione della Fondazione e dell’Ateneo che l’ha costituita”. Lo scrivono, in una nota congiunta, il rettore della Cattolica, Franco Anelli e il presidente della Fondazione, Maurizio Guizzardi, al termine del Consiglio di amministrazione.
Nel confermare la volontà di concorrere, “collaborando con lealtà e disponibilità con le Istituzioni locali, alla realizzazione di un sistema integrato e coerente, che offra a tutti i cittadini, con l’accessibilità che è propria del servizio sanitario pubblico, cure scientificamente avanzate e servizi efficienti“, Fondazione e Ateneo precisano che “la programmazione in atto da parte della Fondazione si fonda sugli accordi raggiunti con l’autorevole intervento del Ministero della Salute e ne presuppone il rispetto da parte di entrambi i soggetti interessati. Qualora, viceversa, l’assetto concordemente prefigurato venisse unilateralmente modificato, ne risulterebbe pregiudicato l’equilibrio economico faticosamente raggiunto dalla Fondazione e i piani di sviluppo della sua attività verrebbero messi drasticamente in discussione. Se, al di là di esteriori dichiarazioni di ricerca di integrazione, esiste una volontà politica di contrastare lo sviluppo, fino addirittura a far cessare l’esperienza della Istituzione no profit che rappresentiamo – si legge ancora nella nota – tale volontà deve essere espressa con chiarezza ed esposta al giudizio dell’opinione pubblica senza ambiguità, spiegando ai cittadini e forse anche alle coscienze di coloro che si rendono autori di un tale disegno, quali sarebbero le conseguenze sui livelli di tutela dalla salute”.
Ad oggi non è stata sottoposta né alla Fondazione né all’Ateneo alcuna “precisa e concretamente delineata ipotesi di assetti alternativi a quello consacrato, che è l’unico progetto noto, e che la Fondazione si sta impegnando per attuare”. Per questo l’Ateneo e la Fondazione reputano loro dovere, “per rispetto istituzionale, esaminare eventuali ulteriori proposte ad essi rivolte dalle Autorità regionali, a condizione che queste siano formalizzate in modo appropriato, previa accurata verifica della fattibilità tecnica, economica e giuridica; allo stato nulla in tal senso è stato presentato.
L’ipotesi, rappresentata in modo irrituale e in sede non istituzionale, di un mutamento della governance della Fondazione Giovanni Paolo II non è mai stata sottoposta agli organi della Fondazione stessa e dell’Ateneo e appare, per quanto è dato intendere, tecnicamente impraticabile e comunque inaccettabile da parte dell’Ateneo, che ritiene qualsiasi forma di cogestione del Centro Giovanni Paolo II non compatibile con le finalità istituzionali e i riferimenti etici e morali del Centro stesso“.
Non si è fatta attendere la replica del governatore Paolo di Laura Frattura: “Dopo i diversi incontri con il Rettore e il Direttore amministrativo della Università Cattolica del Sacro Cuore, prima di formalizzare qualsiasi proposta in merito alla richiesta di modifica della governance della Fondazione Giovanni Paolo II, abbiamo ritenuto utile promuovere un confronto con le Parti sociali, gli Ordini professionali, le Associazioni e i Comitati, per condividerne le valutazioni. Dopo l’invio dei documenti richiesti, entro la fine della settimana, contiamo di concludere gli incontri.
Se emergerà un’ampia e convinta condivisione – continua Frattura- avanzeremo all’Università Cattolica del Sacro Cuore e alla Fondazione Giovanni Paolo II la proposta di mutamento della governance, avendo già acquisito formali pareri sulla praticabilità di tale ipotesi, anche senza cogestione del Centro Giovanni Paolo II”.
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