OSPEDALE DI VENAFRO – Collaborare per un’offerta sanitaria più adeguata al territorio

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SANITÀ – Riceviamo e pubblichiamo una nota dal movimento “Partecipa”:

“È vero, servono fatti e non chiacchiere, soprattutto se si parla della salute della gente. Forse il Presidente del “Comitato SS. Rosario”, gran lavoratore dentro e fuori dall’ex ospedale a cui va tutta la nostra stima per l’impegno profuso per salvare il salvabile, ha interpretato il nostro intervento sulla “Sanità” venafrana come una critica all’operato del Comitato che lui tanto bene rappresenta. Nulla di più sbagliato. La colpa è di altri e non del Comitato. Riconosciamo al Comitato infatti l’impegno e la tenacia, le iniziative e le attività, non ultime quelle di controllo, con cui hanno ben dimostrato di voler difendere le sorti dell’ospedale di Venafro. Il nostro intervento lamentava invece, e forse giustamente, una carenza di offerta sanitaria adeguata ad un territorio cosi vasto e popolato, in cui la gente è costretta a convivere quotidianamente con una situazione di pericolo per la propria salute. Sembrerebbe appropriato lo slogan “a Venafro è vietato ammalarsi”. Ma il Comitato non ha nessuna responsabilità. Non è certo colpa  sua se oggi l’ospedale di Venafro è morto poiché è stato trasformato (ma l’iter ancora non si completa) in un Ospedale di Comunità . Possiamo addolcirla con il miele, ma nei fatti la futura “Casa della Salute” rappresenterà solo una pillola amara, un contentino, un minimo sindacale per tenere aperti dei cancelli certamente a tempo determinato. Non è colpa del Comitato se verranno assegnati 20 posti letto in regime di RSA, che in sostanza significa “Casa per Anziani”. Ben venga sicuramente, ma abbiamo timore che si trasformerà ben presto in un parcheggio custodito. Forse  le persone anziane, seppur bisognosi di una iniezione, di un prelievo e di cure semplici, preferirebbero sicuramente essere seguiti e curati a casa propria. Non è colpa del Comitato sicuramente se nell’OSPEDALE DI COMUNITÀ NON CI SARÀ POSTO PER I POST ACUTI. Ci domandiamo allora chi e come verrà curato negli ambulatori e nella degenza infermieristica. Forse sempre gli anziani? Non è colpa sicuramente del Comitato se un territorio cosi vasto l’ex Punto di Primo Soccorso  viene affidato ad un servizio di 118 con solo due ambulanze munite non si sa di quali “strumentazioni di urgenza”. Senza parlare poi dell’intasamento e del mal funzionamento del Pronto Soccorso del Veneziale di Isernia che a stento, per carenza di mezzi ed uomini, riesce a mala pena a dare seguito alle urgenze del capoluogo di provincia e delle zone limitrofe. Detto tutto ciò, siamo lieti accogliere l’invito del Presidente Vaccone. Eccoci qui pronti a collaborare,  perché  convinti che il Comitato è una risorsa del nostro territorio. Collaboriamo da subito affinché i 20 posti di riabilitazione estensiva ex art.26 previsti (l’intensiva è partita non si sa per dove) siano destinati parzialmente anche a ricoveri post acuti (oggi non previsto) come a Larino e non solo a cronicizzati. Collaboriamo affinché vengano incrementate (ma non a chiacchiere) le specialistiche ambulatoriali con nuovi medici e discipline (tutte le specialistiche), la diagnostica per immagini e si colleghino queste attività a quelle dei medici di base. Via libera alla piccola chirurgia,  ai Day Hospital ed alle attività di screening e prevenzione destinate al territorio. Si implementino i servizi offerti all’ambulatorio analisi, alla diabetologia ed alla dialisi. Dobbiamo collaborare affinché questi servizi non vengano chiusi, o spostati come preannunciato. Si ampli e si riorganizzi la palestra di fisioterapia, oggi già dotata di uomini preparati ed un ottimo parco strumentale. Collaboriamo affinché venga rimodulato un Punto di Primo Soccorso con medici ed infermieri specializzati assistiti dal 118. Collaboriamo affinché l’assistenza domiciliare si intensifichi e si organizzi qualitativamente per curare ed assistere i pazienti a domicilio, con l’integrazione della medicina di base e della guardia medica. Collaboriamo affinché chi deve decidere per il nostro futuro comprenda che queste attività, riorganizzate nella logistica e nella qualità possono essere economicamente vantaggiose (sfidiamo chiunque a dire il contrario) ed attrattive per pazienti da fuori regione. Collaboriamo al potenziamento dell’organico medico e tecnologico. Le ristrutturazioni edili, gli arredi e il companatico, unici investimenti oggi previsti, sono inutili. Collaboriamo affinché il SS. Rosario sia un contenitore di servizi sanitari utili alla popolazione, senza subire passivamente un inutile ridimensionamento. Collaboriamo e lottiamo anche con forza affinché l’offerta sanitaria sia adeguata al territorio anche per le acuzie a rischio vita (ictus ed infarto) affinché chi ne abbia bisogno possa trovare risposte esaustive e di qualità tempestivamente e nelle vicinanze e non correre a sirene spiegate in cerca di un posto e di cure adeguate… che  spesso potrebbero arrivare tardi. Collaboriamo per la difesa della salute …. Non per la sopravvivenza di un edificio”.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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