MOLISE – La Regione Molise, con la legge regionale n.6/2011, ha stabilito la soppressione ed estinzione delle Comunità Montane.
Con successivi Decreti Presidenziali sono stati nominati i commissari liquidatori con l’indicazione precisa dei loro compiti-competenze, finalizzati alla liquidazione delle Comunità Montane, garantendone il funzionamento fino all’estinzione delle procedure liquidatorie.
Questa norma, così scritta, comporta l’obbligo da parte dei Comuni Molisani di continuare a versare sia le quote associative spettanti, sia i corrispettivi dovuti per i servizi comunali svolti in forma associata.
I commissari liquidatori hanno provveduto alla ricollocazione di buona parte del personale dipendente delle Comunità Montane mediante le regole della loro utilizzazione in posizione di distacco presso la Regione Molise. Gli stessi commissari hanno anche alienato i beni immobili, mobili e le attrezzature di proprietà delle stesse Comunità Montane.
I Comuni quindi non possono più usufruire dei servizi svolti in forma associata dalle Comunità Montane, poiché le stesse sono svuotate sia di personale sia dei mezzi necessari. Nonostante ciò, sui Comuni grava ancora l’onere del versamento della quota associativa annuale.
Gli amministratori, i sindaci, ma soprattutto i cittadini, si chiedono perché la collettività debba ancora contribuire al pagamento di somme dovute ad un Ente, le Comunità Montane, non produttivo di servizi.
Nonostante tutto, la Regione Molise nella proposta del bilancio regionale 2017-2019 per la concessione del contributo di funzionamento degli organi e uffici delle Comunità Montane in liquidazione, ha stanziato la modica somma di € 3.323.927,47 per l’anno 2016 e € 2.400.000,00 per ciascuno degli anni dal 2017 al 2019.
Giusta sarebbe la massima del grande Totò: “Ed io pago!”.
Il Movimento “Partecipa” dopo aver ravvisato tutto ciò non può sottrarsi di formulare qualche domanda a chi di dovere.
Come mai la Regione Molise stanzia delle somme così importanti per un Ente ormai defunto?
Per quanto tempo ancora i cittadini molisani dovranno assistere a spreco di denaro pubblico di queste dimensioni?
Per quale motivo i Comuni sono ancora obbligati a versare le rispettive quote associative se in cambio non possono avere servizi reali?
Per arrivare alla definitiva estinzione delle Comunità Montane quanti anni sono ancora necessari?
Certo è che questi fondi destinati alla liquidazione delle inesistenti Comunità Montane sin dall’anno 2011 e programmati in €. 10.523,927,47 dal 2016 al 2018 sicuramente potevano essere destinati a finanziare altri servizi e/o al mantenimento ed allo sviluppo di altri organismi di certo più utili alla collettività.
Pensiamo per esempio al Museo Winterline, alle sedi periferiche dell’Agenzia Regionale dello Sviluppo Agricolo, ai servizi Utenti Motori Agricoli (UMA) e tanti altri ancora.
Perché non riorganizzare e potenziare l’inesistente Protezione Civile (una volta fiore all’occhiello della Regione), oggi in pericolo di chiusura per mancanza di fondi destinati al rinnovo da parte della Regione dei contratti di fitto?
Perché non rimodulare delle somme così importanti e investirle nel triennio nella Sanità, nei servizi di prevenzione ed assistenza, e nella tutela dei rischi ambientali?
Forse perché la sanità in Molise già è in grado di erogare una offerta sanitaria d’eccellenza e l’aria che siamo costretti a respirare è fin troppo salubre?
Si ha la sensazione che questa situazione di sperpero di denaro pubblico debba continuare ancora per molti anni con la sola finalità di accontentare i soliti amici e a non litigare con quei pochi dipendenti rimasti ormai inutilizzati presso le sedi delle Comunità.
Sono tutte domande che il Movimento Partecipa rivolge all’istituzione regionale fiduciosa, forse, di ricevere al più presto risposte esaurienti e puntuali.
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